Di notte ogni quadrato ha quattro spigoli,
di giorno i cerchi son sempre perfetti
di notte la pioggia ha un altro nome
che inizia dagli occhi e finisce dove commuove.
Di giorno sorrisi di forza, come camicie
e c'è chi si sveglia e sa già dove andrà a ridere.
Di notte la verità è fredda, come gli eroi,
di giorno il sole scalda anche se non vuoi.
IL BLOG DI DIACCA
DI TUTTO & DI NIENTE
DI TUTTO & DI NIENTE
giovedì 31 marzo 2011
lunedì 21 febbraio 2011
Alieno
Se bastassero le parole per riempire il silenzio che c’è quando chiedo al mondo se esisto forse il futuro farebbe meno paura. Le parole, quindi, sono coraggio, ma spesso gli eroi sono silenziosi.
Ho detto tutto ed ho detto niente, di due righe, come di qualsiasi altra cosa, la gente può interpretare quello che vuole, ognuno ha la sua verità ed ogni verità annulla l’altra, quindi la verità non esiste. Quello che più mi spaventa è accorgermi di non avere ne capo ne coda e, allo stesso tempo, rendermi conto che le persone si sentono serene solo quando hanno un capo e quando fanno una coda. Molto spesso camminando, osservando, ascoltando, vivendo, mi sembra di vedere gli esseri umani da un punto di vista diverso da quello che usano “loro” per guardarsi e, proprio per colpa o per merito di questa sensazione, proprio per colpa o per merito di questa astrazione che mi fa vedere un “loro” in ciò che dovrei vedere come un “noi”, mi chiedo se davvero sono fatto per rimanere qui a farmi vivere la vita dalle convenzioni. Quanto terrore c’è in queste parole? Quanto ne percepisci tu che stai leggendo? Riesci a capirmi? Ti senti anche tu cosi? Basta un solo si, per non sentirsi soli, ma farsi compagnia in una situazione come questa, che provoca solitudine, è il paradosso più terrificante che può capitarci.
Mi sento un extraterrestre, ma tutto ciò non ha niente a che fare con una presa di posizione più alta rispetto a “loro”, mi sento un extraterrestre perché mi sento diverso e mi hanno sempre insegnato, forse con ipocrisia, che diverso non vuol dire peggiore, quindi neanche migliore.
Mi ricordo che da bambino, quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande, rispondevo che volevo salvare il mondo, ma salvarlo da cosa? Avevo già dentro di me la consapevolezza involontaria che ci fosse un non so quale pericolo o ero solo affascinato da quelle storie che ti raccontano da piccolo per farti credere in qualcosa che non esiste? La razionalità sceglie la seconda risposta, la follia la prima. Fino a prova contraria siamo liberi di scegliere in cosa credere, quindi scelgo la follia. Devo salvare il mondo, quindi? No, devo salvare il MIO mondo, perché adesso sono adulto e gli adulti imparano ad aggiungere gli aggettivi possessivi prima delle parole, per sentirsi più sicuri. C’è differenza tra una casa e la mia casa, tra una ragazza e la mia ragazza, tra uno Stato e il mio Stato, me l’avete insegnato “voi“, quindi adesso lasciatemi legittimato, non tanto di pensare che il mondo sia mio ma almeno di pensare di avere un mio mondo.
Ho detto tutto ed ho detto niente, di due righe, come di qualsiasi altra cosa, la gente può interpretare quello che vuole, ognuno ha la sua verità ed ogni verità annulla l’altra, quindi la verità non esiste. Quello che più mi spaventa è accorgermi di non avere ne capo ne coda e, allo stesso tempo, rendermi conto che le persone si sentono serene solo quando hanno un capo e quando fanno una coda. Molto spesso camminando, osservando, ascoltando, vivendo, mi sembra di vedere gli esseri umani da un punto di vista diverso da quello che usano “loro” per guardarsi e, proprio per colpa o per merito di questa sensazione, proprio per colpa o per merito di questa astrazione che mi fa vedere un “loro” in ciò che dovrei vedere come un “noi”, mi chiedo se davvero sono fatto per rimanere qui a farmi vivere la vita dalle convenzioni. Quanto terrore c’è in queste parole? Quanto ne percepisci tu che stai leggendo? Riesci a capirmi? Ti senti anche tu cosi? Basta un solo si, per non sentirsi soli, ma farsi compagnia in una situazione come questa, che provoca solitudine, è il paradosso più terrificante che può capitarci.
Mi sento un extraterrestre, ma tutto ciò non ha niente a che fare con una presa di posizione più alta rispetto a “loro”, mi sento un extraterrestre perché mi sento diverso e mi hanno sempre insegnato, forse con ipocrisia, che diverso non vuol dire peggiore, quindi neanche migliore.
Mi ricordo che da bambino, quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande, rispondevo che volevo salvare il mondo, ma salvarlo da cosa? Avevo già dentro di me la consapevolezza involontaria che ci fosse un non so quale pericolo o ero solo affascinato da quelle storie che ti raccontano da piccolo per farti credere in qualcosa che non esiste? La razionalità sceglie la seconda risposta, la follia la prima. Fino a prova contraria siamo liberi di scegliere in cosa credere, quindi scelgo la follia. Devo salvare il mondo, quindi? No, devo salvare il MIO mondo, perché adesso sono adulto e gli adulti imparano ad aggiungere gli aggettivi possessivi prima delle parole, per sentirsi più sicuri. C’è differenza tra una casa e la mia casa, tra una ragazza e la mia ragazza, tra uno Stato e il mio Stato, me l’avete insegnato “voi“, quindi adesso lasciatemi legittimato, non tanto di pensare che il mondo sia mio ma almeno di pensare di avere un mio mondo.
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